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Simona Forti Professore ordinario di Filosofia politica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.
Alberto Mittone Avvocato, lavora presso lo Studio Legale Gianaria Mittone Ronfani e Associati, di cui è fondatore.
Mario Porro Studioso di epistemologia francese, è docente di Filosofia e Storia presso il Liceo “Fermi” di Cantù.
Andrea Tagliapietra Professore ordinario di Storia della filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Antico ma di urgente contemporaneità, il lemma “responsabilità” viene declinato nel corso proposto con diverse prospettive: filosofica, etica, giuridica, politica. L’attenzione insistita per la responsabilità verso la natura che come tema principale o sotterraneo attraversa tutte le dissertazioni dimostra come il concetto sia ormai divenuto centrale per il pensiero contemporaneo.
Andrea Tagliapietra espone il Concetto filosofico generale che sottende la nozione di responsabilità. L’excursus storico inizia nell’antichità greca e si sofferma sullo ius romano attraversando l’ambito religioso, cristiano ed ebraico. La storia della responsabilità dell’individuo in Occidente, segnata da Sant’Agostino, arriva sino all’Illuminismo con l’imputabilità focalizzata sull’individuo. Attraverso la responsabilità morale di Kant ci si inoltra nel Novecento, citando le riflessioni di Sartre, Simenon, Foucault, Jonas, Derrida, Heidegger, Arendt, Bauman. Fino alla diafanizzazione dell’io nell’era dei social networks che comporta la dispersione della responsabilità.
Cruciale nella giurisprudenza il Principio di responsabilità giuridica, come spiega Alberto Mittone. Un ambito in cui la responsabilità è per definizione personale, non delegabile. La responsabilità si lega al concetto di libertà. Uno Stato non può consentire di punire quel cittadino che non sia stato libero di scegliere. Ma qual è il confine? La scienza può venire in aiuto, in questioni cruciali oggi come il fine vita o la circonvenzione d’incapace. Di stretta attualità i fenomeni collettivi in cui è difficile affrontare il tema della colpa così come la circostanza colposa assai diffusa. In particolare in ambiti sensibili per il cittadino come quello della salute.
Il Principio di responsabilità, è declinato in chiave etica da Mario Porro. La nostra responsabilità verso l’universo è ormai all’antitesi della sacralizzazione dell’uomo. La specie umana non dovrà restare chiusa nell’orizzonte sociale della polis, ma entrare a far parte di una comunità estesa che includa tutti gli esseri della biosfera. In questo nuovo orizzonte la figura di San Francesco si staglia come un vero rivoluzionario: la sua democrazia di tutte le creature aveva già spodestato l’uomo. Con il suo stesso nome, l’attuale papa proclama la “democrazia creaturale con l’enciclica “Laudato sii”, che si inserisce appieno nel dibattito sulle creature senzienti.
Di Responsabilità politica discute Simona Forti attraverso la storia del pensiero filosofico: dall’antichità di Aristotele che definisce l’essere umano responsabile, all’imperativo categorico di Kant. Ma dopo la frattura di Nietzsche e gli appelli all’etica e politica di Weber, la tragedia della Seconda guerra mondiale svela il volto “banale” della responsabilità con Hannah Arendt, arrivando con Günther Anders a temere il conflitto atomico quale “scarto prometeico” tra la nostra capacità produttiva e l’incapacità di valutarne le conseguenze. Riflessioni quanto mai attuali, che con Hans Jonas aprono al concetto di responsabilità quale etica collettiva dalla dimensione politica, nei confronti delle generazioni future e dell’intero pianeta.
“Concetto filosofico generale” – Andrea Tagliapietra
“Principio di responsabilità” – Mario Porro
“Responsabilità giuridica” – Alberto Mittone
“Responsabilità politica” – Simona Forti
Medico Chirurgo: Medico di medicina generale, Medico di comunità, Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Pediatra, Pediatra di libera scelta, Psichiatra, Psicoterapeuta,
Psicologo, Psicoterapeuta
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Tecnico della Riabilitazione psichiatrica
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Paolo Migone Psichiatra psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane.
Morris N. Eagle Professore emerito al Derner Institute of Advanced Psychological Studies, Adelphi University di New York e Distinguished Educator in Residence, California Lutheran University.
Jerome C. Wakefield Professore emerito presso la New York University e presso l’Institute for Psychoanalytic Education.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Il webinar che presentiamo offre l’opportunità di assistere al dialogo tra due autori e ricercatori nordamericani che hanno dato eccezionali contributi al campo della psicologia e della psicoanalisi: Morris N. Eagle e Jerome C. Wakefield. Occasione dell’incontro, condotto da Paolo Migone, è la prossima uscita del nuovo libro di Morris: Subjective Experience: Its Fate in Psychology, Psychoanalysis, and Philosophy of Mind [L’esperienza soggettiva: il suo destino in psicologia, psicoanalisi e filosofia della mente], che sarà pubblicato dalla casa editrice Routledge di Londra nel 2024.
L’autore inizia col presentare il proprio libro, ricordando le ragioni che l’hanno condotto a indagare il destino dell’esperienza soggettiva: di fondamentale importanza per l’essere umano ma tradizionalmente ignorato dalle discipline che riguardano lo studio della mente, quali la psicologia, la psicoanalisi, le neuroscienze e la filosofia della mente.
Le domande di Jerome Wakefeld rivolte a Morris Eagle aiutano a illuminare gli aspetti salienti del volume.
Molte le domande aperte, che Synapsis cercherà di colmare con una nuova serie di lezioni sulla coscienza, per dar voce ad altre teorie e autori diversi.
Introduzione: Paolo Migone.
Presentazione del volume Subjective Experience: Its Fate in Psychology, Psychoanalysis, and Philosophy of Mind : Morris N. Eagle.
Discussione sul tema dell’esperienza soggettiva: Morris N. Eagle, Jerome C. Wakefield.
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Andrea Clarici Docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Trieste.
Vittorio Lingiardi Professore Ordinario di Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma.
Paolo Migone Psichiatra psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane.
Marc Solms Docente di Neuropsicologia presso l’Università di Cape Town e l’Ospedale Groote Schuur; Presidente della South African Psychoanalytical Association.
Rosa Spagnolo Neuropsichiatra Infantile e Psicoanalista, Presidente dell’Associazione Italian Psychoanalytic Dialogues.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
La lezione è tratta dalla presentazione del libro La fonte nascosta. Un viaggio alle origini della coscienza di Mark Solms registrata, alla presenza dell’autore, alla Triennale di Milano, con introduzione di Paolo Migone e interventi di Andrea Clarici, Vittorio Lingiardi e Rosa Spagnolo.
Mark Solms, neuroscienziato e psicoanalista assai noto a livello internazionale, è stato il fondatore e primo presidente della Società psicoanalitica del Sud Africa. Attualmente è professore di Neuropsicologia all’Università di Città del Capo e fino a poco tempo fa dirigeva la Commissione per la ricerca dell’International Psychoanalytic Association. Tra i suoi numerosi incarichi la direzione del Science Department dell’American Psychoanalytic Association e della Neuropsychoanalysis Foundation di New York. Ha fondato la rivista “Neuropsychoanalysis” e la International Neuropsychoanalysis Society, innumerevoli le onorificenze ricevute. Solms è divenuto noto per i suoi studi neuropsicologici sul sogno e per aver fondato la disciplina della cosiddetta “neuropsicoanalisi”, termine che egli ha usato per primo. La neuropsicoanalisi si propone di investigare l’essere umano non solo dal punto di vista dei vissuti e dei significati del suo mondo interiore, come avviene appunto con la psicoanalisi, ma anche delle neuroscienze cioè studiando le basi neurobiologiche della mente umana.
Si legge nel risvolto di copertina del volume La fonte nascosta pubblicato da Adelphi nel 2023 nella traduzione di Andrea Clarici: «Come può l’attività del cervello dar luogo alla coscienza? Il filosofo della mente David Chalmers lo ha definito il “problema difficile” delle neuroscienze contemporanee, e molti lo ritengono il più grande enigma di tutte le scienze. Si tratta di comprendere non solo quali processi cerebrali siano correlati alla coscienza, ma anche in che modo la generano. Un problema che in questo libro Mark Solms, neuroscienziato, medico e psicoanalista, affronta con un approccio risolutamente anticonvenzionale, in cui confluiscono le sue ricerche sui sogni e le conversazioni con numerosi pazienti cerebrolesi. In passato si pensava che la corteccia cerebrale, in quanto sede dell’intelligenza, lo fosse anche della coscienza.
Secondo Solms, la coscienza ha invece un’origine molto più antica, e nasce in un’area del cervello meno “nobile”, il tronco dell’encefalo, che gli esseri umani condividono con tutti gli altri mammiferi e persino con i pesci. Qui risiede la “fonte nascosta” degli affetti. A una coscienza cognitiva, rivolta verso il mondo esterno, si contrappone dunque una coscienza emotiva, un sentire primitivo, viscerale, che ha una funzione adattativa, giacché le sensazioni di piacere e dispiacere sono la bussola che ci consente di navigare nel mare dell’incertezza e di mantenere l’equilibrio omeostatico indispensabile per rimanere in vita. Solms ci invita così a intraprendere un viaggio avventuroso alle origini della coscienza e, a partire dagli albori della neurologia e della psicoanalisi, ci guida sino alle frontiere delle moderne neuroscienze. E la conclusione non mancherà di far discutere: “Finché non riusciremo a costruire una macchina cosciente, non potremo affermare di avere risolto il problema difficile”».
Molte le domande aperte, che Synapsis cercherà di colmare con una nuova serie di lezioni sulla coscienza, per dar voce ad altre teorie e autori diversi.
Introduzione di Paolo Migone
Presentazione di Marc Solms
Interventi di Andrea Clarici, Vittorio Lingiardi e Rosa Spagnolo
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Marco Aime Antropologo, africanista e scrittore italiano, docente di antropologia culturale presso l’Università di Genova.
Andrea De Georgio Giornalista freelance e Associate Research Fellow presso l’ISPI.
Elvira Mujcic Scrittrice, drammaturga e traduttrice italo-bosniaca.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Sebbene l’immagine, un po’ stereotipata, dell’antropologo lo dipinga sempre sperduto in luoghi esotici e lontani, da decenni la disciplina si occupa spesso della contemporaneità più vicina. Il fenomeno migratorio di massa, che ha caratterizzato la fine del millennio e l’inizio del successivo è anche legato a un altro grande tema di stretta attualità: quello ambientale. Così come i rigurgiti razziali, che crediamo dimenticati, stanno di nuovo scuotendo l’Europa. Due grandi temi, affrontati con un taglio antropologico che cerca di indagarne la natura e i mutamenti. Vi si legano le crescenti precarietà e instabilità delle regioni saheliane, terre di partenza dei migranti e centro di smistamento della droga, oltre che sede di un nuovo jihadismo, così come la frammentazione dell’ex Jugoslavia e il sorgere di nuove identità, spesso molto agguerrite. Eventi che, se letti in un’ottica culturale e globale, servono da termometri, per misurare la portata di quanto potrà accadere domani.
Migrazioni e ambiente
Riflessione su come la crisi ambientale diventi in innumerevoli casi uno dei principali push factor dell’emigrazione.
Marco Aime
Razza: storia di un concetto
La nascita e le trasformazioni di un’idea (sbagliata), che tante pene ha causato nella storia.
Marco Aime
Sahel e Jihad
Sahara e Sahel sono i nuovi teatri dell’azione jihadista internazionale, connessa con il traffico di cocaina e di esseri umani.
Andrea De Georgio
Dove sono i Balcani?
Così vicini eppure così sconosciuti, i Balcani sono strettamente legati a noi attraverso i processi migratori locali prima e quali vie di transito oggi.
Elvira Mujcic
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Laura Pigozzi Psicoanalista, saggista e insegnante di canto.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
L’amore tossico non si fabbrica da solo o a causa di ripetuti incontri cattivi. I cattivi incontri arrivano sempre prima.
Il volume Amori tossici di Laura Pigozzi parla di invasioni nei confini delle relazioni che viviamo in famiglia e fuori. Parla di mariti, amanti, ma anche amici, colleghi, superiori e soprattutto madri che in nome dell’amore assoluto impediscono il necessario e vitale processo di separazione dei figli. Parla di ghosting, serial lover e gaslighter. Parla di quei legami che diventano predatori, che ci tolgono spazio, che ci depotenziano, che ci fanno male. Ma per capire come l’amore può ribaltarsi in odio è importante guardare indietro. Perché i sadici, i prepotenti, i manipolatori hanno un fiuto infallibile nell’annusare e scegliere la vittima perfetta che ogni ex bimbo o bimba violata rappresenta in potenza.
L’amore è una questione di confini, di bordi che dovrebbero restare porosi, mobili, morbidi e consentire il passaggio di ciò che nutre, come fa la membrana di una cellula, definita ma non assoluta, stabile ma non necrotizzata. Nell’amore tossico, invece, i confini sono perturbati: abbattuti nell’invasione simbiotica dell’amore assoluto, oppure irrigiditi, invalicabili ed espulsivi, nell’abbandono. Esiste una strana equivalenza tra simbiosi e abbandono che viene vissuta nei nostri primi legami famigliari e che si riproduce inevitabilmente nelle relazioni d’amore che stabiliamo da adulti. Laura Pigozzi, punto di riferimento della nuova psicoanalisi, racconta in quanti modi l’odio e l’amore che respiriamo nell’infanzia determinano il grado di indipendenza e di equilibrio che poi sapremo vivere da adulti, liberandoci dalla tossicità di molte relazioni claustrofobiche.
Acquistando il corso Amori tossici, sarà possibile accedere anche a Alle radici delle dipendenze affettive in coppia e in famiglia, lezione in cui Laura Pigozzi indaga le condizioni per un amore possibile in un mondo in cui l’altro è sempre più merce di consumo.
CORSO 1 > Lettura e studio di Amori tossici di Laura Pigozzi.
CORSO 2 > Alle radici delle dipendenze affettive in coppia e in famiglia. Lezione di Laura Pigozzi.
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Ugo Morelli Professore di Scienze cognitive applicate alla vivibilità, al paesaggio e all’ambiente presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Come pensiamo l’ambiente che ci circonda? Secondo quali criteri culturali lo elaboriamo fino a trasformarlo in paesaggio? Traduciamo i luoghi in paesaggi per pensarli meglio, perché sono i nostri spazi di vita ed è attraverso i paesaggi che immaginiamo e viviamo, che ci connettiamo all’ambiente in un modo o in un altro. Proprio per questo oggi è per noi salvifico e indispensabile riconoscere di “essere natura”. Il paesaggio è come la lingua madre: non possiamo non impararla, perché è grazie a questa lingua, che possiamo vivere l’esperienza estetica del paesaggio. I paesaggi della nostra vita, la loro vivibilità per noi e il sistema vivente sono nelle nostre mani e nella nostra responsabilità. Dobbiamo averne cura.
Lezione di Ugo Morelli.
In collaborazione con il festival “Dialoghi di Pistoia”.
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Guido Giovanardi Ricercatore in Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma.
Vittorio Lingiardi Professore Ordinario di Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma.
Marianna Liotti Dottoranda in Psicologia Dinamica e Clinica, Sapienza Università di Roma.
Gabriele Lo Buglio Dottorando e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma.
Nancy McWilliams Psicologa clinica e psicoanalista, docente della Rutgers University (New Jersey, USA), autrice di testi psicoanalitici fondamentali e curatrice della seconda edizione del PDM (Manuale Diagnostico Psicodinamico). È stata presidente della Divisione di Psicoanalisi dell’American Psychological Association (APA).
Marta Mirabella Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma.
Laura Muzi Ricercatrice in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione, Università degli Studi di Perugia.
Vittorio Lingiardi Professore Ordinario di Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma.
Nel suo ultimo libro “La supervisione. Teoria e pratica psicoanalitiche”, appena tradotto e pubblicato in Italia da Raffaello Cortina, Nancy McWilliams condensa la saggezza di una carriera consacrata all’attività clinica, alla scrittura saggistica, all’insegnamento e alla supervisione. Il testo, pensato e scritto per i clinici di ogni formazione e disciplina, ci introduce alla supervisione individuale e di gruppo, alla formazione in psicoanalisi e alle sue complesse problematiche etiche. Tenendo vivo il dialogo tra saggezza clinica e dati di ricerca, McWilliams approfondisce le dinamiche personali, le forme di diversità e gli equilibri di potere che possono caratterizzare la relazione di supervisione, risorsa cruciale nel percorso di crescita del clinico.
La supervisione, che per Freud è un’attività “educativa”, secondo l’Autrice rappresenta un modello di formazione ambizioso e intimo, dotato di obiettivi che non si esauriscono nella trasmissione di specifiche tecniche. McWilliams sottolinea come il lavoro di supervisore, rispetto a quello di terapeuta, richieda capacità di giudizio ancora più raffinate e particolari maturità e consapevolezza. Dalle origini freudiane, la pratica della supervisione ha cambiato volto e si è confrontata con molte teorie e diversi contributi, per esempio, i concetti di “alleanza di apprendimento” e di “processo parallelo”.
Come sempre, Nancy McWilliams, refrattaria a posizioni rigide e polarizzate, espone le sue idee e il suo lavoro con ampio respiro, sensibilità e saggezza clinica, fornendo consigli ai clinici in formazione e ponendo l’accento sui vari compiti dei supervisori, per esempio seguire i clinici più giovani nella formulazione del caso e nella verifica degli obiettivi della terapia.
Questo webinar si propone di approfondire non solo alcuni elementi chiave della supervisione clinica, ma anche di fornire una visione allargata e interdisciplinare, perché, dice McWilliams, “se una supervisione è buona, lo è indipendentemente dall’orientamento teorico del supervisore, del terapeuta o dal setting”.
La caratteristica unica di questo webinar è la presenza di giovani psicologi clinici e psicologhe cliniche, psicoterapeuti e psicoterapeute, chiamati a rivolgere a Nancy McWilliams i loro quesiti sui temi della supervisione. Così come nel volume che ha ispirato questo incontro il tema del dialogo e del confronto è vitale, anche questo webinar si configura come una possibilità di esplorazione interattiva e di colloquio su tematiche fondamentali legate alla supervisione. Questo webinar interattivo rappresenta inoltre la possibilità di assistere alla presentazione, alle intuizioni e alle argomentazioni “in presa diretta” di una grande terapeuta esperta in supervisione. Vittorio Lingiardi introdurrà i lavori.
Introduzione di Vittorio Lingiardi
Intervento di Nancy McWilliams
Domande di Guido Giovanardi, Marianna Liotti, Gabriele Lo Buglio, Marta Mirabella, Laura Muzi a Nancy McWilliams
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Cristina Cattaneo Professore Ordinario e direttrice di Labanof, Laboratorio di antropologia e odontologia forense presso l’Università degli Studi di Milano.
Piergiorgio Donatelli Professore ordinario di filosofia morale, dirige il Dipartimento di Filosofia della Sapienza Università di Roma.
Lidia Ravera Scrittrice, giornalista, sceneggiatrice.
Patrizia Romito Professore associato di Psicologia sociale all’Università degli Studi di Trieste.
Vincenzo Trione Professore ordinario di Arte e media e di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università IULM di Milano.
Vittorio Lingiardi Psichiatra e psicoanalista, Professore Ordinario di Psicologia Dinamica, Sapienza Università di Roma, Presidente SPR-IAG (Italy Area Group).
Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare. Le neuroscienze, specialmente quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive. Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future. (V.L.)
Cristina Cattaneo
Il corpo, la scienza e i diritti umani
Lontano dall’immagine falsata delle fiction TV, le scienze forensi operano per restituire identità e giustizia alle vittime delle violazioni dei diritti umani. Il corpo parla, vivo o morto che sia, offrendo indizi che diventano capitoli di un racconto biografico. Il corpo vivente, mappato, può raccontare maltrattamenti e violenze, soprattutto di soggetti fragili: bambini, donne, anziani. Anche dei migranti, che dal 2017, con l’introduzione del reato di tortura, possono contare sul “certificato di tortura” per le richieste di asilo. Il corpo morto, se anche solo un dente è rimasto, permette di ricostruire l’identità della vittima. Un diritto, quello all’identità, a tutela della dignità e del rispetto dei morti, come la Convenzione di Ginevra stabilisce. Perché dietro ai morti ci sono sempre i vivi, da sottrarre alla condanna della “perdita ambigua” per poter elaborare il lutto ed espletare le pratiche amministrative. Procedure che, attraverso la raccolta di dati ante e post mortem, dovrebbero diventare obbligatorie nei disastri delle migrazioni. A fronte dell’indifferenza delle istituzioni europee, la scienza forense ha dimostrato, dopo il naufragio del 2015 nel Mediterraneo, che a quel migliaio di morti si può restituire il nome e la biografia.
Piergiorgio Donatelli
Diritti del corpo: aborto, riproduzione, fine vita
La lezione tratta l’etica e la politica della vita umana, con al centro la sessualità e le questioni che si pongono all’inizio e alla fine della vita. Gli ultimi decenni, a partire dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, hanno registrato un cambiamento straordinario degli atteggiamenti e delle leggi, che si inserisce nelle più ampie lotte dei corpi: delle donne, dei neri, dei pazienti psichiatrici, per la liberazione sessuale. Il quadro antropologico è mutato radicalmente. L’idea che la vita umana sia una questione di soglie, tra non esserci ed essere nati, tra vivi e morti, tra maschi e femmine, è stata minata alle fondamenta con i progressi della conoscenza e della tecnologia che ci hanno fatto penetrare nel corso della vita, ed è stata messa da parte dalla nuova etica che ha insediato nel corpo la scelta e il progetto personale. Queste opposizioni costitutive si sono convertite in una gradualità di passaggi governati dal diritto e rimessi alla scelta e alla responsabilità individuali.
Lidia Ravera
Vecchiaie del corpo: casi letterari
Il corpo delle donne contiene il dispositivo che produce esseri umani, il dato la inchioda alle leggi di natura. Gli uomini sono liberi da questo servaggio. Invecchiano più sereni? Lo sguardo degli altri, che costringe le donne a essere sempre fresche e sempre fertili, oggetto di desiderio oppure madri, con gli uomini è più generoso. Ma non è sufficiente a liberarli dall’angoscia, come testimoniano alcuni grandi della letteratura. Per addomesticare il mostro, occorre una rivoluzione culturale. Bisogna liberarci dagli stereotipi, strapparli via dalla testa e dall’anima. Per la prima volta nella storia dell’umanità dopo la fine della vita attiva (cura dei figli, lavoro) abbiamo davanti trent’anni, non pochi mesi. Si muore più tardi, si vive più a lungo, ma questi tempi supplementari sono inutili, dolorosi, se non interveniamo sull’immaginario collettivo restituendo al terzo e al quarto tempo dell’esperienza umana la dignità che meritano. Se non riscopriamo la profonda bellezza di quegli anni di libertà.
Patrizia Romito
Di chi è il corpo delle donne? Molestie e violenze sessuali oggi
Le molestie sessuali sono un fenomeno variegato e complesso, così pervasivo da essere diventato quasi invisibile o, come affermato da una studiosa del tema, da costituire l’“ultimo grande segreto sotto gli occhi di tutti”. Benché chiunque possa esserne vittima o autore, la maggior parte di chi le subisce sono donne e la maggior parte di chi le compie sono uomini. Nella lezione verranno presentate alcune tipologie di molestie (che a volte si configurano come violenza sessuale) e le conseguenze sulla vita e la salute delle vittime. In conclusione, verranno delineate alcune strategie preventive per garantire a tutte e a tutti sicurezza, dignità e libertà.
Vincenzo Trione
Corpo d’arte
Dalla fisiognomica al Post-human. Da Leonardo a Barney passando per Bacon e Freud. Il discorso sulla rappresentazione del corpo in arte. Si tratta della “cosa più presente, più costante e più variabile che esista”, come scriveva Paul Valéry. È già tutto lì: un’inclinazione, un gesto, una sghembatura, una ferita, alcune movenze, certi istinti. I pensieri vengono dopo, simili a una mappa tardiva. Il corpo non come sinonimo di negatività (secondo la tradizione platonica), ma come linguaggio. Mezzo di comunicazione straordinariamente potente e inesauribile. Unica realtà in grado di smascherare la finzione dell’immaginario e di sottrarsi a ogni speculazione, dando voce a valori perturbanti confiscati dalla coscienza. Significato fluttuante, che confonde codici. Sistema polisemico, che abolisce la psicologia, sradicandola dalle sue radici metafisiche e idealistiche, costringendola a pensarsi contro se stessa. Spazio privo di ogni trascendenza, in cui abita il senso stesso dell’essere. Terra di frontiera. Soggetto, ma anche oggetto di un progresso inarrestabile. Luogo glorioso, ma anche materia flessibile, in divenire. Sudario mistico: da violentare, da martirizzare, da sottoporre a interminabili metamorfosi.
Il corpo, la scienza e i diritti umani. Lezione di Cristina Cattaneo
Diritti del corpo: aborto, riproduzione, fine vita. Lezione di Piergiorgio Donatelli
Vecchiaie del corpo: casi letterari. Lezione di Lidia Ravera
Di chi è il corpo delle donne? Molestie e violenze sessuali oggi. Lezione di Patrizia Romito
Corpo d’arte. Lezione di Vincenzo Trione
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Cristina Cattaneo è un’antropologa forense e medico legale; ha studiato biologia, antropologia e paleopatologia in Canada e Inghilterra, prima di specializzarsi in medicina legale a Milano. Attualmente dirige il Laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) dell’Istituto di medicina legale dell’Università degli Studi di Milano, dove è Professore Ordinario di Medicina Legale e delle Assicurazioni presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia. È autrice di Morti senza nome (2005) e Turno di notte (2007), entrambi pubblicati da Mondadori.
Piergiorgio Donatelli è ordinario di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e filosofia della Sapienza Università di Roma. Dirige la rivista «Iride. Filosofia e discussione pubblica» (Il Mulino). Il suo lavoro spazia dalla storia dell’etica all’etica teorica e alla filosofia contemporanea, dove ha esplorato i temi della soggettività e delle forme di vita. Ha proposto un’impostazione filosofica che rivisita la tradizione wittgensteiniana. È stato professore a contratto presso la Facoltà di Scienze politiche della LUISS Guido Carli e professore visitatore presso la University of Chicago e l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Ha tenuto lezioni e conferenze in molte università in Italia e all’estero.
Lidia Ravera è scrittrice, giornalista, sceneggiatrice. Ha pubblicato una trentina di romanzi. Il primo, Porci con le ali, risale al 1976, l’ultimo, Avanti, parla, è dell’anno scorso. La sua opera è una sorta di autobiografia collettiva della sua generazione che si snoda attraverso quattro decenni. Gli ultimi quattro romanzi raccontano la fatica di invecchiare per la generazione che ha inventato e enfatizzato la giovinezza (‘68 e dintorni): Piangi pure, Gli scaduti, Il terzo tempo, L’amore che dura, tutti editi da Bompiani. È stata per 5 anni, dal 2013 al 2018, assessore alla cultura e alle politiche giovanili della Regione Lazio. In libreria dal 14 febbraio un breve saggio dal titolo Age Pride, Einaudi.
Patrizia Romito è psicologa e docente all’Università di Trieste, dove ha introdotto gli insegnamenti sulla violenza contro le donne. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e di libri, tra cui Un silenzio assordante. La violenza occultata su donne e minori (Angeli, 2005/2017), tradotto in varie lingue; Violenze su donne e minori: una guida per chi lavora sul campo. Nuova edizione (con N.Folla e M.Melato, Carocci 2017); Le molestie sessuali: riconoscerle, combatterle, prevenirle (con M. Feresin, Carocci, 2019) e Pensare la violenza contro le donne. Una ricerca al tempo del Covid (con M. Pellegrini e M.J. Saurel-Cubizolles, Rosenberg & Sellier, 2021). È stata presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Università di Trieste ed è tra le promotrici di UNIRE-Università in rete contro la violenza.
Vincenzo Trione è professore ordinario di Arte e media e di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università IULM di Milano, dove è Preside della Facoltà di Arti e turismo. È Presidente della Scuola dei beni e delle attività culturali. Collabora con il «Corriere della Sera». Ha curato mostre in musei italiani e stranieri e il Padiglione Italia della LVI Biennale di Venezia (2015). Direttore dell’Enciclopedia Treccani dell’Arte Contemporanea, è autore di monografie su Apollinaire, Soffici e de Chirico e dei seguenti volume: Effetto città. Arte cinema modernità (2014, Premio Roma, Premio-giuria Viareggio), Contro le mostre (con Tomaso Montanari, 2017), L’opera interminabile. Arte e XXI secolo (2019, Premio-giuria Viareggio) e Artivismo. Arte, politica, impegno (2022, Premio-giuria Viareggio).
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Giorgia Fracca Psicoterapista libero professionista e membro ALIpsi – Associazione Lacaniana Italiana di psicoanalisi.
Giovanni Marrone Professore Ordinario di Filosofia e teoria dei linguaggi, Università di Palermo; Direttore del Centro internazionale di Scienze Semiotiche di Urbino.
Paolo Migone Psichiatra psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane.
Valeria Parrella Scrittrice e giornalista pubblicista.
Laura Pigozzi Psicoanalista, saggista e insegnante di canto.
Andrea Tagliapietra Professore ordinario di Storia della filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
L’estro della scrittrice, le linee guida degli psicoanalisti, le analisi di un filosofo e di un semiologo orientano nell’approfondimento di un tema troppo discusso ma poco compreso qual è l’amore. La prospettiva storica di tutti gli interventi aiuta a capire come sia cambiato nel tempo il modo di raccontarlo e offre strumenti concreti per affrontarlo oggi.
Esiste una specificità dell’amore omosessuale?
Nel suo intervento Giorgia Fracca propone agli operatori linee guida per accogliere in terapia pazienti omosessuali, non binari e fluidi, insistendo sulla necessità di abbandonare il pregiudizio, retaggio di una società novecentesca fondata su una cultura eteronormativa e patriarcale. Utilizzare la terminologia corretta sarà il primo passo per l’incontro professionale con un individuo che potrà metterci in discussione. E ci apparirà come l’avanguardia di chi riconfigura la propria personalità in modo non patologico ma creativo, con una fluidità da intendersi anche come modalità di relazione nuova ed empatica, specchio dei cambiamenti del nostro tempo.
“Frammenti di un discorso amoroso” oggi
Gianfranco (Giovanni) Marrone propone una guida di lettura a Frammenti di un discorso amoroso, il best-seller di Roland Barthes uscito in Francia nel 1977. Un classico ormai, da generazioni di lettori molto letto, soprattutto molto regalato. Ma anche frainteso perché non si tratta di un libro sull’amore, bensì su un’espressione del conformismo contemporaneo. Certo si trattò di un testo che comprendeva il cambiamento in atto, oltre lo scalpore suscitato da un maître-à-penser che per la prima volta si occupava di sentimenti e quotidianità.
Amore tra attaccamento e sessualità
Paolo Migone affronta il tema dell’amore a partire da due istinti: l’attaccamento e la sessualità. Due pulsioni, due sistemi adattativi, separati e con scopi divergenti non sempre conciliabili, entrambi ricondotti inizialmente da Freud al concetto di libido. Ma tale lettura verrà successivamente contestata da altri autori, quali John Bowlby che ritiene l’attaccamento una motivazione autonoma e non derivata dalla libido. Ne consegue una riflessione in cui Migone analizza le diverse nature dell’attaccamento e della sessualità, due spinte che spesso si attivano per motivi antitetici, costituendo un problema per l’amore che le vorrebbe invece unite.
Raccontare Eros: dai classici ai giorni nostri
Con l’estro della scrittrice, Valeria Parrella percorre la letteratura, classica, moderna e contemporanea, alla ricerca delle rappresentazioni dell’eros, impropriamente tradotto come “amore” invece di “desiderio”. Attraverso citazioni da Apuleio, Ovidio, Virgilio, Dante, Boiardo, Calvino, Yourcenar, scopriamo come la figura mitologica di Eros sia sempre associata a un elemento naturale: dall’aria che ne rivela la leggerezza, al fuoco simbolo di passione. Comunque restituito, dagli scrittori di ogni tempo, nell’impossibilità di resistergli.
I giovani parlano ancora di amore?
I giovani hanno ancora interesse per l’amore? Se lo domanda Laura Pigozzi che nella sua esperienza clinica nota le vite psichiche congelate, senza sogni né progetti, delle giovani generazioni. Un’alessitimia, ovvero un’anestesia emotiva che mina i singoli e si specchia nel tessuto sociale. Il linguaggio amoroso afasico e il desiderio sessuale diviso tra frigidità e perversione restituiscono il disagio generazionale, così come quelle patologie di confine quali fibromialgie e dermatiti che compongono le nuove sindromi del corpo triste.
Legàmi
La sfera dell’amore è ripercorsa da Andrea Tagliapietra in una storia filosofica occidentale che dall’antichità arriva alla contemporaneità. Se l’amore è creatura recente, degli ultimi duecento anni, la nostra epoca incentra la comunicazione sociale sul desiderio, funzionale al consumismo capitalistico. Laddove il desiderio travolge l’individualità con temporalità fugace, l’intimità è invece un legame dalla serenità appagata e rispettosa, una convivenza sentimentale che, non necessitando di logos, può unirci anche a un animale.
Esiste una specificità dell’amore omosessuale? Lezione di Giorgia Fracca
Frammenti di un discorso amoroso oggi. Lezione di Giovanni Marrone
Amore tra attaccamento e sessualità. Lezione di Paolo Migone
Raccontare Eros: dai classici ai giorni nostri. Lezione di Valeria Parrella
I giovani parlano ancora di amore? Lezione di Laura Pigozzi
Legami. Lezione di Andrea Tagliapietra
Medico Chirurgo: Medico di comunità; Medico di Medicina Generale, Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Pediatra, Pediatra di libera scelta, Psichiatra, Psicoterapeuta
Psicologo, Psicoterapeuta
Educatore Professionale
Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica
Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
Terapista Occupazionale
Infermiere e Infermiere Pediatrico
Assistente Sanitario
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Andrea Angelozzi attualmente in quiescenza, è stato direttore del DSM – Aulss 3 Serenissima della Regione Veneto
Daniel Kahneman professore emerito di Psicologia presso la Princeton University, premio Nobel per l’Economia
Paolo Migone psichiatra psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane
Vincenzo Villari direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale e della S.C. Psichiatria SPDC, A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta
Il webinar sincrono proposto da Synapsis offre l’occasione unica di un incontro con Daniel Kahneman, lo psicologo vincitore del premio Nobel per l’economia «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza».
Professore all’Università di Princeton, Kahneman è uno dei fondatori della finanza comportamentale. Le sue ricerche hanno permesso di applicare la ricerca scientifica all’ambito della psicologia cognitiva per la comprensione delle decisioni economiche. Dimostrando tramite esperimenti come i processi decisionali umani violino sistematicamente alcuni principi di razionalità, laddove le teorie microeconomiche assumono come razionale e finalizzato a una massimizzazione dell’utilità il comportamento degli agenti decisionali.
Due sono i volumi che riassumono il pensiero e le ricerche di Kahneman, spunti di discussione degli interventi che accompagnano la sua lectio.
In Pensieri lenti e veloci (2012) Kahneman ci guida all’’esplorazione della mente umana, caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.
Due medici danno due diagnosi diverse allo stesso paziente sulla base degli stessi esami; due giudici assegnano pene diverse a colpevoli dello stesso reato; lo stesso manager prende una decisione diversa a seconda del momento della giornata. Non dovrebbe accadere, ma accade. In Rumore (2021) Kahneman, insieme a Olivier Sibony e Cass R. Sunstein, analizza questo difetto del funzionamento mentale e dimostra come ovunque si eserciti il giudizio umano – nella sanità pubblica come nelle aule di giustizia, nelle strategie aziendali come nelle decisioni quotidiane di tutti noi – si trovi il “rumore”, a sviare il ragionamento e causare errori. Un fenomeno onnipresente, finora largamente ignorato: conoscerlo significa riconoscere e controllare l’influenza che il rumore esercita su tutte le decisioni, previsioni e valutazioni.
Gli interventi di Paolo Migone, Andrea Angelozzi, Vincenzo Villari si propongono di focalizzare su medicina e psichiatria il difetto degli errori nella previsione e nella diagnosi.
27 giugno 2023, ore 17.00, in modalità sincrona
Introduzione di Paolo Migone
Intervento di Andrea Angelozzi
Lezione di Daniel Kahneman
Dialogo tra Daniel Kahneman, Paolo Migone, Andrea Angelozzi, Vincenzo Villari
Medico Chirurgo: Medico di comunità; Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta
Psicologo, Psicoterapeuta
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